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Lacco Ameno

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Il passato, partendo dalla nostra ultra millenaria storia, le cui vestigia sono conservate nel Museo di Pithecusae situato nello stupendo scenario della Villa Arbusto, e nel Museo degli Scavi di Santa Restituta. Il reperto più illustre, la Coppa di Nestore, il cui profilo stilizzato è posto al centro dello stemma della nostra Associazione, non rappresenta solo un episodio omerico, ma il punto di partenza della cultura greca in Italia, essendovi riportata un'iscrizione poetica che è il documento più antico scritto in lingua greca.

Il presente, nella veste delle nostre tradizioni, che hanno caratterizzato (ed in qualche misura caratterizzano ancora) la vita del paese, impegnandoci nella conservazione, nella divulgazione e nella trasmissione di esse alla generazione futura.

Il futuro, ovvero cura del nostro Ambiente, che è il patrimonio più importante che possediamo, trasmettendo ai giovani l’importanza della sua tutela. A chi si avvicina ad Ischia via mare non sarà certamente sfuggito il “profilo” verde della nostra Isola, che tuttora resta la cifra caratterizzante del nostro territorio.

L'enogastronomia della nostra terra, che è il risultato di un formidabile connubio tra cielo, mare e terra, laddove le forti tradizioni marinare si sposano alle altrettanto forti tradizioni contadine dell’isola.

La tradizionale accoglienza, affabilità e amore per l’Ospite, caratteristiche che hanno fatto amare l’Isola ancor più dei suoi meravigliosi scorci paesaggistici.

Lacco Ameno nella Storia

Arte, Archeologia, Cultura

Statuto

Obbiettivi

Arte, Archeologia, Cultura a Lacco Ameno

Brevi Cenni di Storia Culturale di Lacco Ameno

La storia culturale e materiale di Lacco Ameno inizia nell’Età del Bronzo Medio. Sulla collina di Monte di Vico e nella valle di S. Montano l’archeologo Giorgio Buchner, scopritore della storia archeologica dell’isola rinvenne i primi manufatti negli anni ’50. Dunque il territorio di Lacco Ameno era abitato da una società ben strutturata, in grado di produrre oggetti di ottima qualità decorati attraverso l’impressione e l’intaglio, in questa fase cosi antica dellla storia isolana. Grazie al rigore degli scavi sistematici, condotti dall’archeologo tedesco, oggi conosciamo l’ubicazione dell’antica Pithekoussai, primo insediamento greco in Italia, che le fonti storiche antiche e moderne citavano, ma che non si sapeva dove fosse ubicata sul territorio lacchese. Giorgio Buchner ha spiegato che la collina di M. di Vico era la sede dell’antica acropoli della città, mentre la baia di S. Montano veniva ininterrottamente utilizzata come luogo di sepoltura dall’VIII sec. a.C. sino al II sec. d.C. Gli scavi in località Mazzola, Villa Arbusto e Pastòla hanno invece chiarito il quadro dell’abitato antico greco, mostrando il quartiere metallurgico, collocato in un area limitrofa dell’abitato, importantissimo perché per questa fase cosi antica trova confronti solo con la madrepatria degli Eubei. I Greci provenivano da Calcide ed Eretria, città importantissime e fiorenti dell’Eubea, ed occuparono tutto il territorio isolano, come dimostrano gli insediamenti di Punta Chiarito, S. Alessandro e S. Pietro, ma scelsero come sede più importante il territorio di Lacco Ameno per diverse ragioni: la possibilità di approdare sia dalla marina di Lacco Ameno, che dalla baia di S. Montano, era un luogo strategico per avvistare le navi che risalivano il Tirreno, inoltre il promontorio di M. Vico, circondato per tre lati dal mare, si prestava ad essere facilmente difendibile, inoltre era una zona dell’isola che durante l’VIII sec. a. C. era poco abitata dalle popolazioni indigene.

L’antica Pithekoussai fu un centro commerciale in cui erano convogliati beni di lusso, unguentari, ceramiche greche e fenicie, scarabei egiziani, dall’Oriente verso le popolazioni italiche, in particolare verso gli Etruschi, sensibili alla moda di questi oggetti. I Pithecusani furono subito noti in Italia per la loro sapienza artigianale, la loro technè, l’abilità nella lavorazione dei metalli e dei vasi. Essi soddisfacevano le richieste delle popolazioni indigene, sia dell’entroterra campano, sia quelle delle aristocrazie etrusche. Un altro fondamentale contributo all’evoluzione delle popolazioni italiche fu la diffusione dell’alfabeto greco-fenicio di cui la Coppa di Nestore è una delle testimonianze più importanti. Questo reperto archeologico, scoperto da Giorgio Buchner nel 1954 fa parte del corredo della tomba 168 in cui vi era seppellito un fanciullo ed è la prima testimonianza di iscrizione in versi greci trovata in Italia. Questa coppa, che proviene da Rodi, databile all’ultimo scorcio dell’VIII sec. a.C. e che serviva per consumare il vino, recita:

“La Coppa di Nestore…era buona a bersi
ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso
dal desiderio di Afrodite dalla bella corona”

Con queste parole chi ha inciso questi versi ha voluto mettere a confronto il famoso cratere del Nestore dell’Iliade, che beveva il ciceone, bevanda che serviva a ristorare l’eroe di ritorno dalla battaglia, preparato nel suo cratere e la coppa pithecusana che invece avvicina e conduce ad Afrodite-Amore. Questa iscrizione è importantissima perché dimostra che i Greci pithecusani conoscevano il testo omerico e che tutte le loro usanze legate al simposio venivano praticate in Occidente. Anche se volessimo ammettere che questa iscrizione indica il possessore di nome Nestore e non il re di Pilo, questo nome così poco usato dai Greci era noto per la circolazione dei testi omerici e rimanda in ogni caso al mondo cantato da Omero. La fondazione dell’antica Pithekoussai determinerà un salto evolutivo importantissimo nelle popolazioni italiche, offrendo un contributo determinante nella formazione della civiltà occidentale.

Durante il VII sec. a. C. il territorio lacchese continua ad essere abitato sull’area di Mazzola e la stessa necropoli di S. Montano restituisce importanti corredi con ceramiche corinzie d’importazione. Tra il VI e il V sec. a.C. abbiamo la costruzione degli edifici templari con i tetti in terrecotte architettoniche che probabilmente sostituiscono le precedenti strutture lignee. La sima trovata a Pastòla, che faceva parte di un piccolo naiskos (tempietto votivo) dedicato ad Hera oppure a Poseidone è il prototipo per il più famoso tempio di Apollo a Cuma. I Greci che si erano stabiliti sull’isola d’Ischia per la possibilità di reperire la materia prima, l’argilla, nelle numerose cave sul Monte Epomeo, durante il periodo ellenistico danno il via ad una produzione massiccia. Il quartiere artigianale sito sotto la Basilica di S. Restituta ha restituito sette fornaci – ma dovevano esistere molte altre- che attestano la cospicua produzione di anfore, tegole e oggetti domestici, che poi venivano commerciati per tutto il Mediterraneo. In epoca romana il territorio lacchese continua ad essere abitato. Sappiamo infatti che la necropoli di S. Montano viene abbandonata nel II sec. d.C. a causa di eventi tellurici e il cimitero antico si trasferisce sotto l’area dell’attuale Basilica con sepolture aristocratiche. È proprio quest’area che ci restituisce idealmente il continuum storico sia con la presenza del tempio dedicato agli Dei sia durante la diffusione del Cristianesimo tra il III e IV sec. d.C. La prima chiesa paleocristiana, quasi sicuramente dedicata al culto della martire africana Restituta segna un punto fondamentale nella storia lacchese. Il rinvenimento dell’antico battistero esterno alla chiesa paleocristiana evidenzia come i cristiani pithecusani si fossero da subito attrezzati per celebrare una delle liturgie più importanti: il battesimo avveniva per immersione. Sicuramente intorno all’VIII sec. d.C. la Basilica viene affrescata con motivi importanti, come la croce gammata, che si inseriscono in quel repertorio iconografico romano e che dimostra l’intento di abbellire la Chiesa che era diventata un luogo fondamentale di culto per tutta l’isola.

 

Museo Archeologico di Pithaecusae - Villa Arbusto

Il polo museale di Villa Arbusto è composto dal Museo Archeologico di Pithecusae, inaugurato nel 1999 e dal Museo Angelo Rizzoli, aperto l’anno successivo e dedicato al famoso editore e produttore cinematografico milanese. La villa che oggi possiamo ammirare sulla collina dell’Arbusto fu costruita intorno al 1750 da Don Carlo d’Acquaviva, duca di Atri. La struttura aveva la medesima fisionomia che oggi possiamo ammirare con il parco e la chiesetta privata. Durante l’Ottocento e la prima metà del Novecento la villa fu usata come piccola pensione per accogliere i tanti nobili d’Europa in visita sull’isola. Intorno al 1950 la villa viene acquistata da Angelo Rizzoli che ne fa la propria dimora, nella quale ospita il jet-set internazionale dell’epoca. Quando poi alla morte del padre la figlia di Angelo Rizzoli decide di vendere la proprietà, il Comune di Lacco Ameno, grazie a fondi regionali e provinciali, acquista la struttura e in accordo con la Soprintendenza allestisce e apre il Museo Archeologico di Pithecusae.

Il Museo che raccoglie tutto il materiale archeologico scoperto sul territorio isolano e che si configura come il Museo di tutta l’isola d’Ischia, consta di otto sale. La prima è dedicata alla fase Preistorica, all’età del Bronzo e al periodo Protostorico attraverso i siti del Cilento, di Castiglione e di Monte di Vico. La seconda e la terza sala raccontano della fondazione dell’antica Pithekoussai spiegando attraverso i reperti esposti il ruolo commerciale svolto dall’insediamento isolano nell’VIII sec. a.C. all’interno del Mediterraneo. La carrellata di corredi tombali organizzati cronologicamente, unita ai materiali che provengono dall’abitato, mostrano non solo la qualità dei prodotti importati ma anche la straordinaria inventiva degli artigiani pithecusani. La quarta sala ci documenta la storia dell’isola d’Ischia durante il VII sec. a.C. sia attraverso la necropoli di S. Montano che attraverso il sito di Pastòla. La quinta e la sesta, proseguendo il percorso cronologico con le evidenze archeologiche di VI e V sec. a.C. dei corredi tombali della necropoli e delle terrecotte architettoniche rinvenute a M. di Vico documentano la vitalità degli abitanti isolani. Nella sesta sala vi è anche documentato il sito di Punta Chiarito attraverso l’esposizione di alcuni reperti rinvenuti all’esterno dell’abitato e attraverso la documentazione grafica e fotografica e che si ricollega idealmente all’allestimento del MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) dove è possibile trovare la ricostruzione della capanna scoperta al Chiarito in scala 1:1. Le sale sette ed otto sono dedicate al periodo ellenistico e romano e offrono un campionario di reperti che provengono da tutte le parti dell’isola, a testimonianza della vitalità dell’insediamento: dal sito di Aenaria provengono i famosissimi lingotti di piombo di Gneo Atellio Miserino e i calchi dei marmi rinvenuti presso la fonte di Nitrodi, già nota in epoca romana per le sue virtù curative. Nell’ultima sala è possibile ammirare il modellino della ricostruzione della capanna di Punta Chiarito realizzata dagli alunni delle scuole medie di Lacco Ameno. Il Museo Archeologico di Pithecusae è una tappa fondamentale e necessaria per la conoscenza della storia più antica della Magna Grecia e presenta un ottimo allestimento supportato da una didascalia chiara e accurata, redatta da Giorgio Buchner.

 

Museo Angelo Rizzoli Villa Arbusto

Attraverso una selezionata raccolta fotografica vengono illustrati i momenti salienti dell’attività imprenditoriale e promozionale dell’isola d’Ischia da parte del Comm. Angelo Rizzoli. Sono esposti anche giornali degli 50’ e 60’ che raccontano le “imprese” cinematografiche e letterarie del Rizzoli. Al centro della sala è possibile ammirare la scrivania appartenuta allo stesso e un plastico dello stabilimento tuttora sede della RCS libri.

 

Il Parco Villa Arbusto

Allestito appena fu costruita la villa nel Settecento era caratterizzato dallo straordinario pergolato che ancora oggi possiamo ammirare e dalla presenza di piante di corbezzolo che caratterizzavano tutta la collina da cui il nome di “Villa Arbusto”. Un decisivo ampliamento alle strutture settecentesche è la costruzione della dépendance Gingerò voluta da Angelo Rizzoli per accogliere i suoi illustri ospiti e la riqualificazione del parco stesso ad opera del giardiniere Cosentino con l’inserimento di piante da tutti i cinque continenti, fra tutti degna di nota è la Collectia Cruciata unica attestazione sul territorio isolano. Il Parco offre una vista mozzafiato sul golfo napoletano, dove torreggia l’inconfondibile sagoma del Vesuvio.

 

Museo Archeologico di Santa Restituta

Questo museo rappresenta un vero e proprio unicum nel panorama archeologico nazionale: pochissime sono le esperienze in Italia di quartieri artigianali musealizzati e fruibili al pubblico. L’area scavata a partire dal 1952 dal Rettore della Basilica don Pietro Monti è stata oggetto di numerose campagne di scavo che hanno portato alla conoscenza del quartiere artigianale che con le sue sette fornaci attesta una lavorazione ininterrotta dall’VIII sec. a. C. fino all’epoca ellenistica. Gli scavi condotti nell’area sottostante la chiesa hanno invece rivelato l’antica Basilica Paleocristiana con l’annesso Battistero esterno alla Basilica in cui si poteva ricevere il sacramento del Battesimo attraverso l’immersione totale e il cimitero prima romano poi paleocristiano, di cui è possibile ammirare tombe a cappuccina e ad enchytrismòs. Molto probabilmente la Basilica Paleocristiana si impianta su un precedente edificio templare di epoca romana, dedicato agli Dei, ad Numina, di cui è possibile ammirare ancora in situ un muro realizzato in opus reticulatum. Il Museo offre nelle sue teche una ampia panoramica dei materiali prodotti all’interno delle fornaci: anfore, tegole, ceramica a vernice nera campana, louterion, pesi da telaio. Intorno all’area delle fornaci ellenistiche le vetrine ospitano i materiali più importanti rinvenuti nelle sepolture romane e paleocristiane: lucerne, unguentari in vetro, ceramica sigillata africana. Nella sala espositiva invece è possibile ammirare manufatti di epoca preistorica che provengono da Procida e M. di Vico, una notevole quantità di ceramica tardogeometrica, rinvenuta nello strato superiore alla fornace circolare fra cui spicca uno dei reperti più importanti esposti al museo: il cratere di Boòtes. Questo reperto è importante perché è incisa all’interno della vasca la costellazione di Boòtes, il guardiano dell’Orsa Maggiore che veniva consultato dai marinai durante la navigazione per l’orientamento e la scelta delle rotte più opportune, ma anche dai contadini per la scelta dei momenti in cui seminare e raccogliere. Nelle vetrine è possibile anche ammirare matrici a cilindretto, a maschera gorgonica e una immagine negroide: sono tutte produzioni importantissime perché documentano le tecniche utilizzate dagli artigiani pithecusani. Importantissime sono le numerose anse di anfore che recano i bolli delle fornaci di S. Restituta con i nomi dei proprietari delle fornaci stesse. Da notare è anche l’esposizione delle terrecotte architettoniche provenienti da Monte di Vico e dalle stesse fornaci di S. Restituta oltre ad una ottima campionatura della ceramica a vernice nera campana e alla ceramica sigillata e africana. Intorno all’area cimiteriale paleocristiana vi sono alcune vetrine che raccolgono invece ceramica bizantina rinvenuta durante gli scavi. Il museo offre anche una sala espositiva attigua alla sacrestia dove si possono ammirare ceramiche di epoca romana rinvenute in località Toccaneto e Cilento. Sono esposte anche ceramiche provenienti dalla Torre di Guevara raccolte durante le ricognizioni da Don Pietro Monti. Il museo dunque da un lato offre un ampio excursus sulla ceramica prodotta ad Ischia e dall’altro, attraverso le evidenze archeologiche in situ, mostra l’evoluzione delle tipologie costruttive differenti fra di loro e soprattutto dimostra come in questo sito attraverso la successione stratigrafica delle fase greca, ellenistica, romana ed infine paleocristiana siano documentate buona parte dei momenti fondamentali della storia lacchese e più in generale isolana.

 

Eccellenze Culturali: La Biografia di Don Pietro Monti

Nato il 29 Giugno 1915 da Raffaele e Concetta Calise, percorse il canonico iter scolastico al Seminario d’Ischia fino al Ginnasio e lo concluse al Seminario Pontificio Regionale Pio XI di Salerno, frequentando il Liceo e svolgendo gli studi teologici. Ordinato sacerdote dal vescovo Dino De Laurentiis, trascorse quattro anni nel Seminario, dove fu Prefetto dei seminaristi e Professore.

Contemporaneamente sostenne gli esami triennali per la confessione e per la predicazione che esercitò con competenza e passione fino alla fine per tutto il territorio isolano. Momento cruciale è la nomina a Rettore della Chiesa di S. Restituta a Lacco Ameno il 17 Settembre 1947, che cambierà per sempre la sua esistenza, il suo cammino spirituale e il suo approccio con la cultura isolana. Il suo intervento sulla liturgia commemorativa del culto per la Vergine Martire Restituta d’Africa è stato fondamentale per l’ampliamento e la sua valorizzazione: la rappresentazione che ogni anno viene fatta nella baia di S. Montano che narra del martirio della Santa abitinese è un momento centrale, di grande fascino ed attrattiva per i turisti nelle giornate della sua festa, anche la processione per mare e l’omaggio annuale della consegna dell’olio da parte di ogni comune isolano per la lampada votiva alla Santa sono tutte sue “invenzioni”. Egli fu capace anche di intrattenere relazioni con i nostri emigranti, soprattutto quelli americani ed australiani che gemellandosi rinnovavano in quelle terre così lontane il culto della Santa. Don Pietro Monti ha contribuito a delineare la storia archeologica dell’isola d’Ischia grazie agli scavi condotti sotto la Basilica di S. Restituta e le sue leggendarie passeggiate per il territorio isolano, sono fondamentali per chiunque voglia conoscere le aree archeologiche più importanti del territorio isolano. La sua tenacia, la voglia di imparare e descrivere la storia più antica dell’isola e la collaborazione con Giorgio Buchner gli hanno permesso di raggiungere dei grandissimi risultati; sua è l’intuizione di musealizzare l’area al di sotto della Basilica di S. Restituta e nello stesso tempo di allestire delle ricostruzioni delle attività artigianali del mondo antico, precorrendo i tempi dell’odierna archeologia sperimentale. La corrispondenza archeologica recentemente scoperta, oggetto di una mostra a lui dedicata, ha rivelato come fosse stimato all’interno dell’entourage archeologico e come con spirito liberale aprisse le porte del “suo” Museo agli studiosi di archeologia. Le numerose pubblicazioni sulla storia antica dell’isola d’Ischia fino all’epoca medievale sono una tappa fondamentale per chi vuole approcciarsi alla conoscenza del territorio e del patrimonio culturale ed artistico isolano. Don Pietro Monti è uno dei figli più illustri di Lacco Ameno, che ha dedicato tutta la sua esistenza alla diffusione del culto religioso cristiano e alla valorizzazione del patrimonio artistico del territorio: infatti l’animo del prete e dell’archeologo non furono mai in conflitto, ma l’eccellente spirito le animò entrambe con fervore.